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Scuola-laboratorio
La progettazione modulare trova il suo naturale supporto metodologico nella scuola laboratorio che punta all’apprendimento significativo di cui sono protagonisti assoluti gli studenti.
Nella scuola di ieri il lavoro scolastico era costituito da una sequenza di lezioni delimitate dalle unità orarie giornaliere, contenente ciascuna un argomento o un sottoargomento in sé concluso e una struttura base con poche varianti.
L’alunno doveva essere motivato in relazione a condizioni esterne alla didattica: stava attento e studiava per obbedienza o per conseguire il successo e, implicitamente, si sentiva autorizzato a dimenticare dopo la verifica e la conclusione degli studi, perché aveva assolto formalmente i suoi obblighi scolastici.
La scuola laboratorio, invece, impostando l’apprendimento secondo un’ottica dinamico-produttiva e non statico-ripetitiva, ritiene indispensabile connettere la motivazione all’apprendimento ai materiali e al percorso didattico, che deve rivelarsi interessante e stimolante, capace di creare negli allievi un rapporto di reciproca influenza tra aspetti cognitivi e aspetti motivazionali-affettivi.
L’approccio metodologico della scuola laboratorio richiede, inoltre, una notevole dilatazione del tempo per attività diversificate, in cui peso molto maggiore acquisiscono le verifiche, gli interventi motivanti, le applicazioni, le attività di recupero e sostegno e di valorizzazione.
La lezione frontale viene integrata ed arricchita dalla lezione partecipata, in cui molto spazio è previsto per l’intervento del discente, che non è più chiamato ad assistere alla lezione, bensì a costruirla.
L’attività didattica si configura, pertanto, come un lavoro nel quale e per il quale vengono soprattutto valorizzate le capacità di autoapprendimento di ciascun discente.
Questi, attraverso un’attività varia di lettura, documentazione, approfondimento, verifica e confronto si costruisce quotidianamente il sapere, superando ogni forma di apprendimento meccanico.
Sul piano operativo la scuola laboratorio si esplica in un percorso di lavoro che si articola nelle seguenti fasi:
1. Lezione frontale introduttiva: l’insegnante propone uno stimolo iniziale -brano di lettura, fenomeno, problematica -, fissa i termini della problematica, illustra il quadro di riferimento;
2. Analisi guidata di testi, documenti, problemi, esperienze, ecc.: il docente propone ipotesi di lavoro;
3. Laboratorio didattico finalizzato alla lettura e alla schedatura dei testi, alla traduzione estemporanea, alla costruzione di dossier, alla soluzione di problemi e all’indagine scientifica: il docente suggerisce strumenti di ricerca e approfondimento, propone ulteriori sviluppi, incoraggia, orienta, aiuta a risolvere le difficoltà, consentendo ad ogni alunno una presenza significativa all’interno del gruppo classe;
4. Verifica in itinere dei diversi segmenti curricolari;
5. Integrazione ed approfondimento delle tematiche attraverso lo studio domestico individuale, indispensabile per un esito effettivamente produttivo del lavoro scolastico;
6. Dibattito conclusivo;
7. Valutazione sommativi attraverso verifiche il più possibile oggettive.
Il momento didattico culminante della programmazione è costituito dalle operazione di verifica e valutazione, strumenti essenziali per un continuo monitoraggio del processo di formazione e per eventuali aggiustamenti in itinere dell’azione educativa, al fine di rendere sempre più efficace e produttivo il processo di apprendimento.
Per valutare è necessaria la conoscenza approfondita dei discenti, delle loro attitudini, conoscenze, competenze, abilità, capacità relazionali e operative, comportamenti e progressi della formazione e della personalità.
Nella scuola di ieri, invece, la valutazione si identificava con l’operazione sommativa che preludeva alla selezione annuale, in quanto si riteneva che la scuola non potesse incidere sulle variabili fondamentali dell’apprendimento come le capacità e la motivazione.
Pertanto la scuola aveva il compito di promuovere “i capaci e i meritevoli”, respingendo coloro che non possedevano tali requisiti: L’idea che solo agli allievi spetti il compito di adeguarsi all’apprendimento equivale ad una vera e propria capitolazione educativa o meglio ad una copertura di comodo per giustificare gli insuccessi (B. Vertecchi).
Oggi il problema si affronta potenziando il momento formativo della valutazione, attraverso interventi di controllo e verifica sistematicamente e fittamente collocati nel corso del processo formativo, in modo da consentire valutazioni con finalità correttive, mirate ad individuare le lacune del processo di apprendimento, a rimuovere le cause di eventuali insuccessi, a guidare i successivi interventi didattici, a stimolare la produttività e l’autonomia di tutti e di ciascuno.
La funzione valutativa si distingue in:
I. diagnostico-iniziale, finalizzata alla verifica del possesso dei prerequisiti da parte di tutti gli allievi, perché dalla diagnosi scaturisca tempestivamente la terapia più idonea a garantire a ciascuno l’acquisizione di essi nel più breve tempo possibile;
II. formativo-procedurale, finalizzata al controllo dell’apprendimento e alla raccolta in itinere di tutti i dati utili al miglioramento del processo formativo. L’attenta ed esatta interpretazione di tali elementi consentirà di adeguare meglio la proposta didattica alle caratteristiche e agli stili cognitivi dei singoli;
III. complessivo-intermedia, finalizzata a verificare l’acquisizione di conoscenze, competenze e abilità al termine di ogni modulo o di un segmento significativo di esso;
IV. complessivo-finale, finalizzata ad effettuare un bilancio di fine anno con lo scopo di revisionare l’intero impianto organizzativo della didattica. Parallelamente si valutano le conoscenze, competenze e abilità più rappresentative acquisite da ciascun allievo in ciascun ambito disciplinare. Questo momento valutativo ha anche una valenza fiscale, in quanto fissa i termini dell’ammissione o meno alla classe successiva;
V. orientativo-predittiva o prognostica, finalizzata a indicare nettamente gli ambiti dei saperi verso i quali emergono con particolare evidenza specifici interessi e spiccate attitudini del singolo alunno, in vista del proseguimento degli studi o dell’inserimento nel mondo del lavoro.